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Bitcoin, una bolla all’orizzonte?

 

La crescita è vertiginosa. Da capogiro. Il bitcoin, la moneta elettronica nata nel 2010, dall’inizio dell’anno ha superato il 900% del suo valore. Raggiungendo una quota massima di 19 mila dollari e una capitalizzazione di ben 270 miliardi di dollari. L’entusiasmo attorno alla criptovaluta è quindi salito alle stelle, ma non tutti si fidano. Troppe le perdite registrate nello stesso periodo. Recuperate da repentine impennate certo ma l’andamento altalenante non rassicura. E gli operatori già si dividono fra chi ancora prova a salire sull’ottovolante e chi invece teme la bolla.

Il bitcoin è nato come un esperimento tecnologico un po’ hippie. Un sistema per scambiare denaro online senza bisogno di un ‘autorità centrale a fare da garante. Nessuno poteva immaginare quanto sarebbe cresciuto. Figurarsi il suo primo utilizzatore, Laszlo Hanyecz. Scialacquò per una pizza la bellezza di 10 mila bitcoin ovvero un capitale da 80 milioni di dollari. Lo sfortunato più che da criticare è da compiatire.

Ad ogni modo, al di là della spettacolare calvacata cosa sia davvero il bitcoin nessuno lo sa ancora. Come nessun conosce il suo ideatore, il misterioso informatico giapponese Satochi Nakamoto. I nodi da sciogliere quindi sono tanti. Come strumento di pagamento è ancora limitato seppure aumentano le aziende che si attrezzano per accettarlo, con nomi eccellenti quali Microsoft, Starbuck ed Expedia. Mentre come asset d’investimento ha una volatilità senza precedenti. Tanto che Jamie Dimon, il presidente della JP Morgan, ha ammonito: «Il bitcoin è una truffa e licenzierò il primo trader dela mia banca che sorprenderò a fare trading con la criptovaluta».

Poi c’è la blockchain, l’archivio decentrato in cui vengono registrati gli scambi. Di questo sistema un po’ tutti intuiscono le potenzialità a cominciare dagli istituti di credito che ci stanno investendo con decisione. Ma è uno strumento ancora lacunoso. L’infrastruttura permette solo tre transazioni al secondo contro le 193 del circuito PayPal e le 1667 di quello Visa. Per migliorarla i programmatori non sono unanimi. Crescono quindi le scissioni con nuove divise elettroniche e piattaforme di pagamento (fork) che si diramano dal tronco madre.

Ma il difetto più grave viene da un’eventuale errore nella programmazione. A oggi non esiste un ente cui rivolgersi per rimediare al difetto. Solo la comunità può farlo col meccanismo del consenso. Ma il prezzo è altissimo: dimenticare le transizioni lecitamente registrate.

Tutte incognite che sono come spilli che minacciano di far scoppiare una bolla. E infatti le perdite del 20% registrate già quattro volte nel corso dell’anno su altri mercati avrebbero già fatto gridare alla crisi.