Carinzia, salutano gli evasori arrivano gli startupper

 
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Una località della Carinzia

In Carinzia gli italiani vanno e vengono. Visti gli incantevoli laghi e paesini, le stazioni sciistiche e termali si potrebbe pensare a un normale flusso turistico. E invece no. la regione austriaca in realtà è diventata il crocevia di due Italie differenti, due volti del nostro Paese molto diversi fra loro. Il primo è quello dell’evasore fiscale che fugge intimorito dall’abolizione del segreto bancario. Il secondo invece è quello dell’imprenditore, attratto da un fisco più leggero e da una burocrazia semplice ma veloce. Eppure, in seguito allo scandalo della Hypo Bank, la Carinzia solo pochi mesi fa ha rischiato il fallimento con strascichi pesanti che si faranno sentire ancora a lungo. È quindi lecito chiedersi se il suo sistema sia davvero così efficiente come appare.

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Case a Bad Kleinkirshheim

La Carinzia, che confina con il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, ha aperto da anni le porte ai nostri connazionali. Si tratta di un fenomeno interessante. Basta citare i numeri da record registrati nel paesino di Kleinkirshheim. Qui su 1700 abitanti ben 659 case sono italiane.

Ma nel Land gli italiani residenti sono 2954 che arrivano a 4000 se si contano anche i domiciliati. Ben poca cosa quindi rispetto a una popolazione che supera le 500 mila unità. Ma il fenomeno degli italiani in Carinzia interessa più per la qualità che per la quantità. Se infatti diamo un’occhiata ai dati dell’Austrian Business Agency (ABA) si scopre che in dieci anni le nostre imprese sono più che triplicate. In totale sono 438 le imprese italiane che risiedono nel territorio carinziano.

Tra queste 67 operano nei settori metalmeccanico, automobilistico e delle materie plastiche (ma il dato  è  controverso). Alcuni nomi: Zanussi, Danieli Service Engineering, Bifrangi, Europlast e Skyplastic. Gli altri invece sono attori più piccoli ma ugualmente vivaci: gelatai, pizzaioli, commercianti, ristoratori, albergatori e startupper vari (fra i quali gli ingegneri).

Pyramidenkogel (Flugaufnahmen) 2013-07-05

Villaco, altra località carinziana che attira italiani

Tra gli italiani in Carinzia figurano anche i pensionati, che si trasferiscono per lo stile di vita più tranquillo e per un maggior senso di sicurezza. Motivi molto diversi da quelli degli imprenditori attratti invece da concrete possibilità di crescita. Ad esempio, agenti immobiliari e avvocati chiudono tantissimi contratti. La vendita degli immobili è un mercato florido e altrettanto si può dire per quello relativo alla costituzione delle società. Basti pensare che in Carinzia ci vogliono solo quindici giorni per aprire un’impresa.

Per quanto concerne gli startupper, invece, le sirene di una fiscalità meno esigente a quanto pare sono irresistibili. Alle aziende italiane infatti viene concesso un credito fiscale, più uffici gratuiti esentati dai costi dell’elettricità e delle pulizie. Vantaggi a cui si aggiungono una burocrazia pronta nel dare risposte e un basso grado di corruzione. Infine, non passa inosservata la politica a favore delle famiglie: asili gratis e 180 euro al mese per ogni figlio fino al ventiquattresimo anno di età.

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Il presidente austriaco Van der Bellen

Gli italiani che partono sono invece gli evasori. Ma a parte i loro emissari, nel Land nessuno li ha mai visti. Più che andarsene si può dire quindi che si sono dileguati come ombre. Negli ultimi tempi infatti per la loro categoria l’atmosfera in Carinzia si è fatta molto pesante. Cosa difficile a credersi tra le Alpi Carniche dove l’aria notoriamente è molto pulita. Il punto quindi è un altro. Il punto è che il presidente Van der Bellen ha detto no a conti e depositi anonimi dietro i quali si nascondono i fondi neri.

Ora, stando alle nuove norme entro il 30 giugno 2017 le banche austriache dovranno consegnare all’agenzia delle entrate le liste dei correntisti italiani con nomi cognomi e capitali versati a partire dal 31 dicembre 2016. Poi a inizio ottobre Vienna comunicherà le liste a Roma. Nel frattempo la risposta degli evasori non si è fatta attendere: 250 clienti di banche private se ne sono andati. Quelli che sono rimasti invece si dice sperino in una sanatoria del governo italiano con una penale al 10%

In Carinzia resterà l’Italia pulita ma chi la finanzierà?

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La Carinzia ha rischiato la bancarotta ha causa della Hypo Bank

Questa domanda posta da un anonimo signore in odore di corruzione a un giornalista del Corriere della Sera non è banale. Soprattutto se consideriamo la difficile situazione economica in cui versa  la Carinzia. Tutto è incominciato con la bomba della Hypo Bank che, scoppiata nel 2008, ha lasciato una voragine di 11 miliardi di euro nelle casse del Land. Dopo trattative al cardioplasma, tralasciando i dettagli, si è deciso di soddisfare i creditori per 1,2 miliardi.

Cifra che verrà finanziata dallo Stato e che la Carinzia si impegna a restituire nell’arco di 54 anni. Ciò significa che tre generazioni di carinziani saranno costrette a fare i conti con risparmi e ristrettezze, già a partire da oggi dato che pensioni è stipendi sono fermi al palo ormai da tempo.

Intanto i sindaci carinziani, viste le vacche magre, hanno pensato opportuno alzarsi gli stipendi. Un aumento neanche troppo modesto, si parla infatti del 27%. Un dato confortante viene invece dalle imprese esportatrici che crescono. Ma a soffrire ancora sono le aziende che dipendono dal mercato interno, fortemente condizionate da una domanda stagnante e dall’assenza di commesse pubbliche.

Se invece analizziamo l’Austria nel suo complesso non mancano dati da tenere sottocchio. La disoccupazione è salita al massimo storico,  5,9%; il Pil cresce ma non di molto. Nel 2016 solo dell’1,5%. Mentre il debito pubblico ha ormai superato abbondantemente i 290 miliardi. Con Un rapporto debito pubblico-pil intorno all’87%.