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Come trasformare un rischio in opportunità: Facebook e le sue tasse

 

Facebook ha comunicato che nel 2019 pagherà le tasse nei paesi europei dove incassa per i suoi servizi e non più solo in Irlanda, dove le aliquote sono più vantaggiose.
L’annuncio ha sparigliato e fatto conquistare le prime pagine al gigante dei social network. E giù analisti a cercare di capire i veri motivi che hanno portato alla decisione di capitolare sotto i colpi del fisco europeo. Di sicuro aver sbandierato la notizia in maniera ufficiale ha da subito fatto conquistare a Zuckerberg un grande ritorno di immagine rispetto ai competitor, Google e Apple ad esempio. Un caso da manuale su come trasformare un rischio in opportunità.

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L’Europa già si era mossa

A maggior ragione sei tiene conto che, già nel summit di Tallin di fine settembre, i paesi membri della comunità europea avevano attenzionato il tema di una web tax per fare in modo che gli Over the Top del web iniziassero a fare i conti con il fisco delle nazioni in cui fanno profitto. Nonostante non si fosse arrivati ad una conclusione comune, paesi come la Germania, la Francia e l’Italia avevano dichiarato che si sarebbero mossi in maniera unilaterale.

La web tax in approvazione al Parlamento

In Parlamento per esempio è in discussione un provvedimento promosso da una pattuglia di deputati PD che ha proposto l’adozione di una web tax nostrana. Tra i fautori più convinti della legge il senatore Massimo Mucchetti. L’ex-firma del Corriere della Sera ha dichiarato in un’intervista a La Repubblica che a regime la tassa per i giganti del web potrebbe portare un miliardo di euro l’anno in più nelle casse dello Stato. Ma, ha aggiunto, che tale previsione potrà avverarsi non prima del 2019.

Una buona comunicazione sociale per Facebook

Lo stesso orizzonte temporale in cui Facebook si adeguerà completamente ai sistemi fiscali delle diverse nazioni del vecchio continente.
Comunicare oggi una scelta che avrà effetti a partire dal 2019 per Facebook rappresenta quindi sicuramente un ottimo modo per fare una buona comunicazione sociale.
In un momento in cui il dibattito sul tema sembra prendere quota il gigante dei social dice la sua. Condivide il principio della web tax e promette che fra un anno sarà più comprensivo con le casse del fisco dei 28 dell’Unione Europea.
E lo fa anche se sull’efficacia dei provvedimenti dei singoli stati sono in molti a nutrire dubbi.
C’è infatti chi evidenzia che leggi di questo tipo non evitano che le aziende del web possano trovare degli escamotage per eluderle. Con la pratica del transfer pricing per esempio le aziende del web potrebbero di fatto trasferire il costo dell’imposizione fiscale più alta alle aziende infragruppo dove le aliquote sono più vantaggiose. Eludendo così il carico fiscale.

Il bisogno di una web tax europea

Varare web tax nazionali, lasciando invariate le differenze tra imposizioni fiscali dei 28 paesi della UE, potrebbe essere quindi infruttuoso.
Mantenere un quadro normativo farraginoso dove le dichiarazioni di intenti di giganti come Facebook rischiano di restare tali.