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Comitato Olimpico-Wada: uno scontro senza fine

 

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E’ uno scontro senza fine quello tra il Comitato Olimpico Internazionale e l’Agenzia mondiale antidoping. Motivo del contendere: la gestione dell’antidoping, a tutti i livelli. Dai lavori dell’esecutivo che si sono verificati questo mese a Pyeongchang, sede dell’Olimpiade invernale 2018, sono emersi alcuni punti di vista opposti.

Due commissioni dell’ente di Losanna stanno verificando i risultati dell’inchiesta McLaren, di matrice Wada, con al centro la Russia e il doping di Stato, coi Giochi di Sochi 2014 punta dell’iceberg. I risultati di tali verifiche arriveranno solo tra mesi: l’effetto dell’inchiesta, potenzialmente dirompente, ben oltre la sospensione della Federazione di Atletica e del Comitato Paralimpico, sarà comunque ammortizzato.

Il tutto mentre la Wada invoca la sospensione dell’intero comitato olimpico di Mosca, partecipazione ai Giochi di Pyenongchang inclusa. Il Cio aveva sottolineato che “il report McLaren manca di prove consistenti e presenta traduzioni non corrette”, mentre il canadese vedeva in tali affermazioni “goffi tentativi di offuscare la vera portata delle contestazioni”.

A tenere alto il clima di tensione, ci si è messo anche Gian Franco Kasper, lo svizzero Presidente della Federazione Internazionale di Sci Alpino, membro dell’Associazione delle federazione degli sport olimpici invernali nonché membro Cio dal 2000. “La voglia di escludere tutti gli atleti russi dai Giochi ha la stessa logica dell’Olocausto”. “Sono contrario a divieti o sanzioni di persone innocenti, sarebbe fare come Hitler che ha deciso di uccidere tutti gli ebrei, indipendentemente da ciò che avevano o non avevano fatto”. Ovviamente il paragone è parso alla gran parte degli uditori quanto mai esagerato e lo stesso Kasper è stato costretto a fare un passo indietro: “Certo, ho estremizzato.

Ma sono totalmente contrario all’idea di punire o proibire qualcosa a qualcuno solo sulla base del suo passaporto. Con questa logica, in futuro quando si scoprirà che un tale Mr. Smith è dopato, si bandirà dalla partecipazione alle gare tutti gli Smith del mondo, indipendentemente dalla loro provenienza. Noi dovremmo proteggere gli atleti puliti, non punirli”. Le scuse dello svizzero non sono comunque bastate a smorzare i toni della dichiarazione.

L’esecutivo, intanto, pur respingendo una proposta dell’agenzia antidoping Usa, la quale non vorrebbe il coinvolgimento di rappresentanti di federazioni, enti e governi, nella gestione dell’antidoping (quindi, senza più la Wada) porta avanti l’idea di un sistema “più robusto e indipendente, nel quale, pur col contributo di esperti di sport, ci sia una netta separazione tra investigatori e possibili sanzionati”: un’autorità super partes per i test, in gara e fuori, e un Presidente Wada neutrale. La mossa distensiva? L’invito a McLaren per un incontro con Thomas Bach, numero 1 del Cio.

Tra le decisioni assunte la non sospensione del comitato keniano e la conferma di quella del Kuwait a 18 mesi. Resta, infine, alta la possibilità che le sedi dei Giochi 2024 e 2028 vengano assegnate in contemporanea.