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Comunicazione politica: gli errori da evitare in una campagna di fundraising

 

comunicazione politica

La comunicazione politica, come abbiamo già avuto modo di ricordare, non può prescindere da un’attenzione al fundraising inteso sia come processo permanente, sia come progetto legato a una campagna elettorale definita dal punto di vista temporale.

Il successo di una campagna di fundraising è fondamentale per testare la qualità di una strategia di comunicazione politica: alla luce di questo aspetto, risulta basilare avere in mente gli errori da evitare per far sì che il percorso possa essere un esempio di qualità e di  valore tecnico.

Quali sono quindi le impostazioni da escludere in una campagna di fundraising politico? A cosa è necessario fare attenzione per fare in modo che diventi funzionale al processo di comunicazione politica? Ecco qualche consiglio al proposito.

I contenuti testuali? Mai diffonderli senza controllo!

La cura tecnica dei contenuti testuali è essenziale perché si possa parlare di una campagna di fundraising di successo. Quando si decide d’intraprenderne una si chiede un’azione diretta e importante, la cui esecuzione effettiva è profondamente legata al livello di credibilità di chi chiede agli utenti di mettere in gioco parte delle proprie risorse finanziarie per un progetto politico.

Errori come quello commesso da Sarah Palin, che nel 2010 divulgò una lettera di fundraising con errori di grammatica molto gravi e legati alle basi minime della lingua inglese (potete leggerla qui), costituiscono delle impostazioni in grado d’inficiare a lungo termine l’immagine del candidato protagonista della campagna.

Attenzione ai social!

I social network sono notoriamente essenziali quando si parla di comunicazione politica improntata al successo di una campagna di fundraising. Per evitare che la strategia risulti inefficace è indispensabile calibrare il numero di post incentrati sulla richiesta di fondi: i social non sono contesti dove divulgare contenuti in maniera unidirezionale, ma delle piattaforme che si muovono attorno alla creazione di processi dialogici. Amplificare la condivisione di post dedicati alla richiesta diretta di fondi – l’ideale è proporne uno di questa natura ogni 4/5 – significa ragionare in termini 1.0, dando per scontato un aspetto strutturale come la fidelizzazione costante dell’utenza.

Non concentrarti su un unico canale!

Progettare il successo di una campagna di fundraising basandosi su un unico canale significa fallire in partenza e, soprattutto, non tenere conto della complessità del proprio target di riferimento, compromettendo così il valore del processo di comunicazione politica.

Concentrare tutti gli sforzi legati alla campagna su Facebook o sull’email marketing perché si tratta dei canali in generale più utilizzati può non essere una strategia valida: per essere sicuri d’intercettare in maniera completa il proprio target (e di fidelizzarlo!) è necessario monitorare il sentiment su tutti i social su cui si è presenti, e procedere alla creazione di contenuti ad hoc per ciascuna piattaforma, muovendosi in maniera tattica a seconda delle esigenze dell’utenza.

L’attenzione a un processo di comunicazione politica basato su qualità ed efficacia non deve finire con la presentazione dei risultati elettorali: le campagne di fundraising sono un’ottima testimonianza per capire quanto questa regola sia vera, e quanto sia necessario avere le idee chiare sui passi falsi da evitare se si ha intenzione di lavorare per obiettivi, ottimizzando le risorse e non dimenticando la centralità del personal branding.


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