Democrazia diretta o grande fratello della politica?

 

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Si sa, dal punto di vista giornalistico, gli inglesi sono avanti. Adesso però cercano quasi il miracolo. Svecchiare le sessioni parlamentari, con ore e ore di dibattiti tediosi e intangibili,  avvicinando i cittadini alle proposte concrete. Il mezzo da usare è internet, o meglio, la web tv,  canale per eccellenza rivolto ai più giovani.
Democracy live è l’esperimento più avanzato della BBC, almeno dal punto di vista dei contenuti.

Un portale che segue tutte le attività politiche del Regno Unito. Otto monitor permettono di tenere lo sguardo puntato in diretta e in differita sui principali organi istituzionali: oltre al monitoraggio di Camera dei Comuni e Camera dei Lord, c’è la possibilità di vedere ciò che succede in seno all’Assemblea del Galles, a quella dell’Irlanda del Nord, al Parlamento della Scozia e perfino al Parlamento europeo.

Ma ciò che richiama maggiormente l’attenzione, e che qualifica Democracy live come canale realmente innovativo, è la tecnologia speech-to-text, in grado di realizzare trascrizioni video dei discorsi pronunciati. In questo modo, oltre a seguire i video o registrarli, si possono cercare i contenuti che interessano di più, riuscendo a risalire addirittura alla specifica frase usata da un certo parlamentare. I risultati video porteranno l’utente esattamente nel punto che cerca, evitandogli ore di dibattito precedenti.

Altro strumento sono i blog personali, strutturati secondo una linea di partecipazione diretta ai dibattiti politici, con la possibilità di inserirvi le clip video estrapolate dai dibattiti. La Bbc, del resto, è stata la prima a ufficializzare i blog come media complementari ai canali tradizionali. Non mancano altri elementi tipici dell’era interattiva, come il frame con i video più visti e le frasi del giorno, pronunciate nelle assemblee. Molto interessanti sono altri due strumenti: il dizionario per tradurre il “politichese” in linguaggio “comune” e la sezione “Historic moments”, che raccoglie i video più importanti della storia parlamentare.

Sembra quasi un piccolo traguardo, per quella “democrazia diretta” che anni fa, nel momento di maggior fiducia nei nuovi media, si auspicava come la migliore alternativa al problema del disinteresse dei cittadini verso vita politica. Ma potrebbe anche rappresentare un buco nell’acqua. Il rischio è che, snaturando il valore politico delle temi che scorrono sul video, tutto diventi un ennesimo grande fratello, uno sviluppo ulteriore di quella malattia voyeristica che attanaglia tutti noi, nell’era del real time. Da che parte penderà l’ago della bilancia non possiamo stabilirlo adesso: saranno i cittadini del Regno Unito a deciderlo.

E la scelta sarà fra i diversi usi del nuovo canale: puntare alla ripresa di frasi e momenti della vita politica solo per spirito di contrapposizione, cosa che in Italia verrebbe più che immediata, oppure se usare questo nuovo strumento per rilanciare la passione per la partecipazione politica e permettere che si avvicini alla vita del cittadino comune.