Farfalle di vetro: un sogno nato dal dolore.

 

IMG_0706L’atmosfera che si respira entrando nella bella e centralissima DolceVita Gallery in un fresco pomeriggio di inizio marzo è calda ed elegante al contempo. Pamela Mele, l’autrice che oggi presenta il suo libro, In Felicità#34, è lì che intrattiene gli invitati. Sorride spontanea, sembra felice. Insieme a lei gli amici di Stile Consapevole, che hanno organizzato l’evento. Sullo sfondo il titolo troneggia, sta lì come a porre una domanda a tutti. Cos’è quest’infelicità di cui si parla? Una citazione tratta dal libro ci aiuta a capire qualcosa in più: «l’anoressia è l’urlo di dolore soffocato di chi non ha voglia di morire, ma paura di vivere».

Inizia l’incontro. Si susseguono gli interventi degli ospiti che arricchiscono la presentazione, facendo luce su vari aspetti dell’argomento. Egidio Maria Eleuteri, professore e storico dell’arte, presenta l’evento. Si pone l’attenzione sulla storia di questo disturbo alimentare analizzandolo da ogni punto di vista, partendo da quello puramente medico, grazie al contributo di Gian Lodovico Rapaccini, Professore di medicina interna e gastroenterologica e di Claudio La Medica, Chirurgo ortopedico. «Tra gli anni ’60 e ’80 eravamo nel medioevo della psicologia -afferma perentorio il dottor Rapaccini- davanti ad un caso di anoressia si metteva una flebo e si chiamava lo psichiatra. Oggi la partecipazione deve essere globale, da parte dei medici come della famiglia e dei colleghi. E’ un problema che deve essere affrontato come società; non è più accettabile un esito sfavorevole di questa patologia». A seguire sulla scia sanitaria, interviene il dottor La Medica, che è presente in veste di professionista, ma prima di tutto di amico di Pamela e di Presidente dell’Asociazione Roma per Liga.IMG_0709

In sala c’è anche un chitarrista, Alessio Blonna dei Binario3. Ma cosa c’entra la musica di Ligabue con l’anoressia e il nostro libro? La risposta è: tutto. Il sottotilo sulla copertina recita infatti: «La mia storia sulle note del Liga». La musica è stata parte della cura ed è proprio il dottor La Medica che, con il suo racconto, ci fa capire quanto abbia avuto un posto centrale: «la corsa di Pamela quando ci siamo accorti che lui, Luciano Ligabue, era lì, la ricorderò sempre. Lui poi non  ha avuto un approccio da star, è come se si conoscessero da sempre».

Proprio a valorizzare l’importanza della musica, la parola passa a Linda Maria Bongiovanni, Musicoterapista. «Ho letto questo libro tutto d’un fiato, in una sola notte. Esporre così il proprio dolore è segno di grande dignità- racconta- la musica è sempre presente, è una colonna sonora. Il passaggio fondamentale, la svolta è il momento in cui Pamela ascolta Il peso della valigia. La musica arriva al cuore senza filtri mentali, apre la porta al dolore e ci permette di affrontarlo». Questo è successo anche a Pamela. E la parola passa proprio a lei, la protagonista di questa storia. Visibilmente emozionata, racconta di come l’idea del libro nasca dal diario scritto durante la terapia. Il desiderio di aiutare le persone che come lei vivono questo dolore è stato il vero motore del progetto; l’obiettivo finale di questa esperienza infatti è quello di fondare un’associazione, dal nome Farfalle di vetro, che ad oggi è solo un sito, che possa diventare un giorno un luogo dove esprimere se stessi e il rapporto con il proprio corpo a 360 gradi.

IMG_0708Pamela parla di come la condivisione, insieme alla musica, l’abbia in qualche modo portata in salvo: «ho iniziato a stare bene quando potevo parlare del mio problema con la gente. Si passa infatti tanto tempo a nascondersi. Ora non sono la mia malattia. Ora sono Pamela». A conclusione dell’incontro Alessio intona, accompagnato dalla sua chitarra, una meravigliosa canzona di Ligabue: Ho ancora la forza. La dedica a Pamela e al suo coraggio. Sulle note del Liga entra la torta, un dono inaspettato per quest’occasione speciale. Sulla torta ci sono le farfalle di vetro, che stanno tanto a cuore alla protagonista. Ci spiega perchè questo simbolo: «il vetro è trasparente, è la verità, verso noi stessi prima di tutto. E la farfalla. Bè la farfalla è bella, è libera, vola».