Il Circo Massimo si prepara ad ospitare l’Ivory Crush, saranno distrutte tonnellate di avorio.

 

KENYA-WILDLIFE-ELEPHANT

Il 31 marzo si terrà al Circo Massimo, per la prima volta in Italia, l’Ivory Crush. E’ una cerimonia pubblica e simbolica, nella quale vengono distrutte tonnellate di avorio arrivato illegalmente in Europa, sequestrato e custodito nei magazzini dello Stato. Zanne incise, statue, scacchiere e altri oggetti, di varie dimensioni e forme, tutto viene ammucchiato e poi distrutto sotto i cingoli di un bulldozer. L’Ivory Crush è stato già organizzato in Congo, in Francia e, nell’estate scorsa, in un’affollata Times Square. Ed ora le autorità e le associazioni ambientaliste si apprestano ad organizzarlo a Roma. Un evento importante, presieduto dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, ed al quale parteciperanno molti ambasciatori, esponenti del Vaticano e numerose celebrità.

La scelta dell’Anfiteatro romano non è stata casuale. Durante l’epoca romana infatti il Circo Massimo, così come le altre arene, era teatro delle cosiddette Venationes, giochi nei quali era prevista la caccia e l’uccisione di animali selvatici: leoni, tigri, orsi e, appunto, elefanti.

In quasi 2000 anni di storia nulla sembra essere cambiato, la coscienza ambientalista dell’uomo moderno continua a dormire un sonno colpevole. Nell’Ottocento c’erano 27 milioni di elefanti, oggi appena 350 mila. Ed è una strage che non accenna a diminuire, alimentata dalla grande richiesta di avorio da parte del continente asiatico, dove le zanne intagliate vengono vendute a centinaia di migliaia di dollari l’una.

L’epicentro di questa mattanza è l’Africa orientale. A giugno 2015 il governo della Tanzania ha dichiarato che negli ultimi cinque anni il Paese ha perso il 60% dei suoi elefanti, che da 110 mila sono passati a meno di 44 mila. Nellostesso arco di tempo in Mozambico la popolazione di elefanti è diminuita del 48%. Questi numeri così allarmanti sono favoriti dal fatto che l’Africa orientale è una regione estremamente instabile da un punto di vista politico, in cui la corruzione è molto diffusa e dove spesso gli unici a difendere i pachidermi dai bracconieri sono i rangers dei parchi. Poco, troppo poco per riuscire a salvare gli animali.

Se si considera che l’avorio, nel mondo della criminalità, funziona come una valuta, si capisce cosa c’è dietro questo traffico. E’ ormai considerato, infatti, un’importantissima fonte di finanziamento per gruppi terroristici come gli estremisti islamici Al-Shabaab in Somalia, le milizie Janjaweed in Sudan e il gruppo ribelle ugandese Lord’s Resistance Army (LRA) guidato da Joseph Kony. E’ il terrorismo quindi ad armare i bracconieri, che si infiltrano nei parchi, cacciano e poi vendono le preziose zanne nel mercato asiatico. <<I cinesi hanno in mano il futuro degli elefanti>> – ha dichiarato Iain Douglas-Hamilton, fondatore dell’organizzazione Save the Elephant – <<perchè se non cambieranno le loro abitudini riguardo all’avorio, molti Paesi africani potrebbero veder presto scomparire questa specie>>.