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Scritto da Guido Malandra   
Il peccato originale del giornalismo

Il nostro Paese sta vivendo una difficile situazione di crisi economica ma anche e soprattutto morale. Scandali e arresti sono all'ordine del giorno. In ogni ambito della nostra vita. Dallo sport alla religione, dalla politica alle finanze. Le ultime settimane sono state sconvolte da tre notizie in particolare. Il calcio scommesse, i segreti del Vaticano e i danni, talvolta mortali, provocati in Emilia dal terremoto.

Come sempre a raccontare in prima linea cosa stava accadendo c'erano i giornalisti. Cronisti e opinionisti che hanno scritto, parlato, filmato. Che hanno narrato le storie di giocatori milionari che avrebbero truccato interi campionati pur di arrotondare puntando ingenti somme di denaro sui canali illegali delle scommesse, di alti prelati che invece di pensare alle anime dei fedeli ordiscono ardite trame per fare fuori il Pontefice, e di un terremoto che ha fatto crollare capannoni industriali costruiti da meno di dieci anni.

Ebbene questo ha provocato una reazione inaspettate spropositata. Il portiere nonché capitano della nazionale di calcio italiana, Gianluigi Buffon, ha attaccato l'intera categoria dei giornalisti, accusandola di avere rapporti privilegiati con i Pubblici Ministeri, tali da permettere loro di avere un verbale dopo dieci minuti. Eppure si tratta dello stesso portiere che si indignò per il pareggio conveniente tra Danimarca e Svezia all'Europeo del 2004, a causa del quale l'Italia uscì dal torneo. Dopo la partita fu proprio Buffon a dire che il calcio non è solo soldi e business, ma anche insegnamenti ed esempi. Chissà cosa ne penseranno i giovani otto anni dopo quel messaggio che li chiamava in causa come parte offesa.

Il Papa, in merito al cosiddetto Vatileaks, ha affermato che sui media sono apparse illazioni gratuite che offendono la Santa Sede. Lo ha fatto proprio nel giorno della prima uscita pubblica dopo la fuga di notizie e l'arresto del maggiordomo. Si è detto rattristato nel profondo del cuore e ha indirettamente apostrofato come uomini deboli i protagonisti della vicenda. Alludendo ai giornalisti come principali attori dello scandalo. Tanto è verio che tutto era iniziato con la pubblicazione sul libro del giornalista Gianlguigi Nuzzi, "Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI", di alcuni documenti riservati. Come il bilancio della Fondazione vaticana "Joseph Ratzinger", le lettere dell'ex direttore dell'Avvenire Dino Boffo, gli appunti del cardinale Carlo Maria Viganò sulla dubbia onestà di alcuni alti prelati e altro materiale di cui ancora non si conosce la pericolosità. Tutti documenti che lo stesso Nuzzi ha dichiarato di aver voluto pubblicare per amore della verità.

Infine il coordinatore della Giunta del Comune di Bologna, Matteo Lepore, ha accusato la stampa del fatto che un evento come il terremoto dei giorni scorsi abbia provocato più preoccupazioni del dovuto e un senso di smarrimento di cui non si sentiva il bisogno. Di certo una televisione collegata in diretta 24 ore su 24 dai luoghi del terremoto, che mandi peraltro in onda le immagini in diretta dei crolli, non invia segnali rassicuranti. Eppure è questo il compito del giornalismo, informare anche rischiando di sbagliare o di esagerare. Sapendo che dalla controparte ci dovrebbero essere delle istituzioni pronte a collaborare e quindi anche a ristabilire, nel caso ce ne fosse bisogno, la verità.

A questi affondi l'intera categoria del giornalismo ha risposto con le armi migliori, il silenzio e il lavoro. Evitando uno squallido gioco di accuse e contraccuse che avrebbero fatto del giornalismo il capro espiatorio delle ennesime disgrazie che attanagliano l'Italia.

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