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| L’importanza del Tweet politico |
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li usa meglio è il secondo. Anche se al momento, tra alti e bassi, l’unico impegno che li accomuna è il sostegno al governo tecnico del Premier Mario Monti, Tweetpolitico, il primo social magazine costruito sui tweet della politica italiana ha costruito una nuova rubrica settimanale, che con l’ausilio di Key4biz ogni lunedì approfondirà casi emblematici seguiti attraverso i cinguettii di Twitter.
Mentre Francesco Pira osserva che oltre il 60% dei deputati e senatori del nostro Parlamento hanno attivato uno strumento di comunicazione online e ben il 62% lo ha fatto tra i sindaci italiani, ancora sono molti gli esponenti della politica centrale che non ha fatto propri i nuovi strumenti e modelli relazionali. Forse a causa dell’età anagrafica di molti di loro, non avvezzi alla tecnologia. Eppure l’indice della loro popolarità si leverebbe sopra le stelle se capissero che sfruttare quei mezzi di comunicazione crea un effetto domino impressionante, capace di falsare qualsiasi statistica, dato che gli utenti della Rete sono così tanti da non essere controllabili. In pochi hanno compreso che i social network sono utili tanto quanto se non di più di tutti gli altri mezzi preesistenti. Sempre secondo il giornalista e insegnate, Francesco Pira, “sarebbe necessario ritrovare l’etica della politica, uscire dalle logiche della politica scandalistica, dal linguaggio populista per approdare a un modello comunicativo relazionale, nel quale ai messaggi siano consequenziali gli atti. Il tutto, naturalmente, organizzato all’interno di una strategia comunicativa ben progettata” e che usi gli strumenti online. Ma certo è che la difficoltà nella gestione di queste nuove dinamiche rende restii i politici ad affrontare il nuovo orizzonte. La non controllabilità degli animi e degli spiriti del popolo social, rende scettici, chi da sempre ha puntato e continua a puntare sulla televisione. Ma se si osservano i movimenti nati dai blog, l’ultimo caso eclatante e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, non ci si deve spingere troppo lontano per capire che un’arma vincente è sicuramente fare politica più alla portate delle grandi masse, perché poi saranno quelle a determinare i grandi numeri elettorali per continuare a sedere in Parlamento. Pare lo stiano capendo gli ideatori delle ultime campagne del Partito Democratico, con le “primarie delle idee” e il “futuro mi interessa” condotte totalmente su Facebook e i cd Formattatori del Popolo della Libertà, che mostrano tutta la loro voglia di cambiamento utilizzando i messaggi passabili su Twitter e gli altri social network.
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Alcuni politici scoprono i social network, ma non li sanno usare e il rischio brutta figura è sempre dietro l’angolo. Se poi i leader dei tre maggiori partiti politici italiani, “ABC”: Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini vengono indagati sulla loro capacità di utilizzo di questi potenti mezzi di comunicazione quello che seguendo i parametri di indice di leadership, di numero di elettori raggiungibili e il rapporto fra questo tipo di votanti e followers,
