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Scritto da Guido Malandra   
Il Grillo gonfiato da Twitter

Il ricercatore Marco Camisani Calzolari, che aveva già smascherato la bolla social dei finti follower sui contatti Twitter delle grandi aziende italiane, questa volta ha puntato l'obiettivo su Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle. Secondo il suo studio, metà dei 600mila profili che seguono il leader genovese sarebbero in realtà dei profili automatici non riconducibili a persone umane. Grillo parla di valutazione false e accusa Calzolari di essere un consulente di Silvio Berlusconi.

 

Camisani Calzolari è docente di comunicazione aziendale e linguaggi digitali allo Iulm di Milano ed è patron della Digital Evaluation, società specializzata nella misurazione della valutazione dei social media. Ha già annunciato che quella su Grilloè solo la prima di una serie di puntate sui politici italiani. E in merito alla ricerca sul capo dei 5 Stelle ha dichiarato che quella dei finti follower "è una sorta di spam in realtà molto comune in rete e ormai abbastanza studiata, che riguarda tutti e probabilmente si moltiplica in maniera esponenziale sui profili di grande richiamo, come può essere quello di Grillo, senza che lo stesso ne sia a conoscenza".

Beppe Grillo non è stato a guardare e ha contrattaccato. Sul suo blog ha scritto che "Camisani Calzolari ha realizzato in passato il network ufficiale dei sostenitori di Berlusconi, forzasilvio.it, per il quale è anche consulente per attività di comunicazione digitale". E per dimostrare questo rapporto ha pubblicato una foto dello studioso insieme al cavaliere, davanti a un computer.

"Io non ho creato forzasilvio.it" - ha ribattuto il ricercatore - "e non sono consulente delle attività digitali né del Pdl né di Berlusconi. Una delle mie tre aziende è in Italia, si chiama Speakage e produce solo software web mobile, non si occupa di contenuti né di strategie". Quanto alla foto ha aggiunto che "ebbene sì, esiste una foto con Berlusconi quando mostravo al cliente il funzionamento della piattaforma che gli avrei venduto. Da tutta questa polemica mi risulta che nessuno si sia preso la briga di smentire che ci siano possibili follower finti. Sarebbe più corretto entrare nel merito della ricerca".

Se seguissimo il risultato della ricerca potremmo affermare che, così come una volta si sfruttavano i centralini e i call center per comprare i pacchetti di voti, ad esempio per le trasmissioni televisive con il televoto, oggi questi followers robot potrebbero esser letti come l'evoluzione digitale dei suddetti call center. Macchine e programmi che si fingono umani per far crescere il volume del consenso per qualunque soggetto.

Tuttavia, il metodo della ricerca ha sollevato molte perplessità. L'epistemologo Paolo Bottazzini, su Linkiesta, ha affermato che "lo studio non segue criteri strettamente scientifici per decifrare la presenza di falsi follower sul profilo di Grillo. Non indica nessun dato né prelevato dagli Analytics di Twitter né fornito da una ricognizione fondata su interviste. Twitter vanta oltre 500 milioni di utenti registrati, ma meno di 200 milioni sono utenti attivi".

Alle parole pesanti di Beppe Grillo nei confronti di Camisani Calzolari sono seguite le minacce di mail bombing da parte dei fan dell'ex comico genovese. Il ricercatore ha dichiarato di temere per l'incolumità dei propri ed è dovuto intervenire duramente anche il presidente di Assodigitale, Michele Ficara, il quale ha dichiarato che "il leader del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto dissociarsi, anche se non si tratta di una cosa grave. Per quanto mi riguarda - ha continuato Ficara - "non si tratta tanto di capire se il contenuto della ricerca sia veritiero, ma della piega che sta prendendo la vicenda, che è solo la punta dell'iceberg". Il presidente ha parlato di convivenza digitale, della rete come di un luogo libero perché "nella vita reale siamo tutti responsabili di quello che diciamo e di ciò che facciamo. In rete siamo spesso coperti dall'anonimato e qualcuno si sente libero di trascendere".

La questione, secondo la giornalista Federica Colonna, è che non solo "il lavoro di Camisani Calzolari non è innovativo", ma "il problema sembra risiedere nella ricerca della verità tecnologica. Un timore, quello dell'alterazione della verità, che se in tv riguarda la sincerità di piccoli divi, si trasforma in rete nell'assillo per l'autenticità dei profili virtuali".

Infine, non mancano le posizioni ipercritiche. Massimo Mantellini afferma che "tutta la storia è una stupidaggine perché la reputazione di Grillo non può essere messa in discussione e la quasi totalità dei soggetti in campo, dagli investitori pubblicitari ai centri media, dagli uomini del marketing alle piattaforme digitali, continuano a ragionare oggi su Internet con le misure adottate per i vecchi media, che con il web non c'entrano niente".

Nel frattempo, Camisani Calzolari ha presentato la ricerca completa. Nell'occhio del ciclone sono finiti anche Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Matteo Renzi e Pierluigi Bersani. Non resta che aspettare le loro reazioni.

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