La Capitale degli anni ’60 rivive in Roma Pop-City

 

La cultura popolare, dal popolo e per il popolo, è finalmente protagonista a Roma, presso il MACRO, fino al 27 Novembre 2016. L’esposizione si chiama Roma Pop City 60-67 e mette in mostra oltre 100 opere fra dipinti, sculture, fotografie, installazioni, film d’artista e documentari degli artisti della cosiddetta “Scuola di piazza del Popolo”.

Tra loro i nomi più famosi sono quelli di Mario Ceroli, Franco Angeli, Nanni Balestrini, Claudio Cintoli, Tano Festa, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Mario Schifano e Titina Maselli. I curatori della mostra sono Claudio Crescentini, Costantino d’Orazio e Federica Pirani.

Roma-Pop-City-60-67-1024x780 Le opere sono state recuperate grazie alla collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, che ha come protagonista la Roma dei primi anni ’60, trasformata e rivissuta mediante l’immaginario visivo degli artisti della Scuola.

Una nuova realtà artistica internazionale che ha dato vita, con il superamento della pittura Informale degli anni Cinquanta, ad un immaginario fortemente attratto dal contesto urbano e dalle icone della società e del consumo di massa. Emerge inoltre un recupero dell’immagine e della figurazione storica dei movimenti italiani del primo Novecento, su tutti il Futurismo e la Metafisica.

Una mostra accattivante che cattura il visitatore dall’inizio alla fine, che lo trascina per tutto il percorso, tra le decine d’opere, fino a farlo rimanere senza fiato. Proprio per condurlo poi al meglio durante la visita, dal mese di settembre 2016 sono realizzati una serie d’incontri con artisti, personalità della cultura e studiosi del settore, mentre l’ufficio Didattica del MACRO propone laboratori e visite guidate rivolte a scuole, università e accademie, adulti e famiglie.

Protagonista assoluta della mostra quindi è la città, Roma, con i suoi monumenti, le sue strade, i suoi scorci urbani, la pubblicità, la grande cartellonistica con il nuovo lettering urbano che già dalla fine degli anni Cinquanta andava invadendo lo spazio del suo paesaggio.

Una città che non è da guadare ma da interpretare e da intendere anche come ambiente, vita, cultura e società, collegata alle nuove tecnologie industriali, produttive e costruttive così come a quelle espressive e mediali. Il cinema prima di tutto, con l’imperante egemonia tecnica, creativa ed estetica di Cinecittà. La televisione, nuovo schermo, filtro visivo che inizia, proprio in questo periodo, ad entrare nella realtà pittorica e quindi espressiva degli artisti di Roma, ma non solo.

image0017 La partenza perciò è da quel nucleo centrale di piazza del Popolo – Franco Angeli, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Tano Festa, Jannis Kounellis, Francesco Lo Savio, Fabio Mauri, Mimmo Rotella Mario Schifano e Cesare Tacchi – con un posto a parte riservato a Titina Maselli che per prima ha interpretato, con colori acidi e fluorescenti, l’iconografia delle periferie urbane, intendendole sempre più come nuovi segni del paesaggio umano. Fra Roma e New York.