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La svolta Neo-protezionista della Comunità Europea

 

Jean-Baptiste Colbert, padre europeo del protezionismo commerciale, esulterebbe vedendo le decisioni che i governanti europei stanno prendendo per difendere il mercato del vecchio continente dalle economie dei paesi extracomunitari. La rassegna delle ultime iniziative della UE sembra infatti annunciare una svolta iperdifensivista degli interessi dei 28 stati membri, anche se con posizioni diverse da parte di due schieramenti.

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Capi di stato e di governo UE al Tallinn Digital Summit 2017 Arno Mikkor / EU2017EE

Nel summit di Tallinn di fine settembre i capi di stato e di governo dei Paesi UE hanno discusso l’opportunità di uniformarsi ad una “web tax” unica, da far pagare alle aziende di internet che operano sul mercato continentale pur avendo sedi fiscali fuori dai paesi della Comunità. Italia, Germania, Francia e Spagna a prescindere dalle decisioni degli altri paesi, hanno già dichiarato che legifereranno, a livello nazionale, per creare meccanismi fiscali più equi per tutti gli operatori del web.

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Jean-Baptiste Colbert 1619 – 1683

Sempre sul fronte del mercato elettronico è dei primi di ottobre la notizia che la Commissione Europea ha multato per 250 milioni di euro Amazon, l’azienda statunitense di commercio elettronico, per aver ricevuto un vantaggio fiscale illecito da parte del Lussemburgo, paese nel quale Amazon ha la sua residenza fiscale europea.
Nello stesso giorno della multa al Lussemburgo, la Corte europea ha deferito l’Irlanda per un fatto simile del 2016. Favori fiscali, questa volta alla Apple, puniti con una multa di circa 13 miliardi che l’isola del nord Europa doveva incassare dal gigante dei melafonini a gennaio 2017. Pagamento mai avvenuto e causa del deferimento.

Ma le spinte “neo-protezioniste” non riguardano solo la guerra agli “over the top” del mercato web internazionale che tra l’altro a breve dovranno sottostare alla nuova normativa europea sulla  e-privacy.

Il nuovo regolamento antidumping promosso da Parlamento europeo e dai ministri dell’economia dei paesi UE, è un’altra dichiarazione ostile, questa volta nei confronti soprattutto della Cina. Se il piano sarà ratificato dalla UE verranno introdotti dazi doganali per colpire esportazioni in Europa di beni a basso costo, di cui la Cina è grande produttrice. Una decisione che non è stata presa benissimo da Pechino, tanto che l’agenzia di stampa ufficiale Xinua non ha esitato a bocciare il “muro protezionista” della UE.

Ma se Pechino piangerà (forse), Washington e Ottawa non hanno tanti motivi per stare serene. Questa volta è in ballo la ratifica da parte dei governi nazionali degli accordi che la UE ha sottoscritto in passato con USA e Canada. Si tratta del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership – UE/USA) e del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement- UE/Canada)      che permettono l’abbattimento dei dazi doganali negli scambi e investimenti tra i paesi UE e le due nazioni nordamericane. Secondo i contraenti un’occasione per creare assi stabili di collaborazioni tra    grandi economie e far fronte alla avanzata delle nazioni emergenti dell’est e sud del mondo. Secondo i diversi movimenti locali, connessi a livello transnazionale, invece gli accordi sono solo pericolosi strumenti legislativi in grado di dare maggior potere e autonomia alle grandi multinazionali a scapito della unione politica europea. A settembre il comitato anti-CETA italiano è riuscito a far slittare la votazioni in Senato per l’adozione del regolamento da parte dell’Italia. Mentre continua, non solo in Italia, la lotta per fare in modo che il TTIP venga rinegoziato con gli Stati Uniti.

Tutti questi fatti possono far pensare che l’unione a 28 post Brexit sia a un passo dall’Europa nazione? In realtà si sta assistendo ad una polarizzazione che vede, da una parte, Germania, Francia, Spagna e Italia, protagoniste delle iniziative per rivendicare più tutela della specificità europea. Ed un blocco contrapposto che avanza molto spesso in ordine sparso, formato dalle realtà, soprattutto del nord Europa, restie ai rinunciare ai vantaggi delle cordiali relazioni con le multinazionali, a favore di politiche comuni per la difesa del mercato unico europeo contro gli attacchi speculativi provenienti dall’esterno.