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L’Atomica del futuro e la sua metafisica

 

Esplosione di un missile intercontinentale

«La bomba è impensabile come Dio perché l’uomo non può pensare con il suo pensiero sia il suo inizio sia la sua fine». Questa è una delle risposte che Alberto Moravia diede al giornalista Renzo Paris in un’intervista del 1982 incentrata sul tema dell’inverno nucleare. In quegli anni la minaccia atomica era fortemente avvertita. La mia generazione − quella degli anni Settanta − ricorda ancora gli incontri al vertice Regan-Gorbaciov per il disarmo. Poi nel 1989 cadde il muro di Berlino e terminò di fatto la Guerra Fredda. Ma non la proliferazione degli armamenti atomici. Che è continuata in sordina sempre più minacciosa fino ad oggi. I Paesi tecnologicamente più evoluti sono infatti impegnati in un programma di riammodernamento del loro potenziale distruttivo. Vogliono costruire armi più piccole ma non per questo meno devastanti. Anzi, si può dire che i nuovi missili intercontinentali rievocano l’immagine del drago apocalittico e rinnovano l’incubo del suicidio di massa.

Test Nucleare: Lancio in volo aereo del Missile B61-12

Sommergibile statunitense della classe Ohio

Le Nazioni Unite sono al lavoro da tempo per scongiurare il rischio di una guerra termonucleare. Hanno lanciato a Vienna i primi negoziati per un nuovo trattato che metta al bando gli armamenti atomici. Peccato però che proprio gli Stati che li posseggono, mentre fanno finta di esseri interessati, hanno già deciso di investire pesantemente per rinnovare i loro arsenali.

L’esempio più eclatante è quello degli Stati Uniti. Gli americani hanno messo in bilancio una spesa di mille miliardi di euro in 30 anni per svecchiare l’intero apparato militare. Un progetto ambizioso che ha trascinato Russia e Cina in una vera e propria corsa al riarmo. A ruota seguono Francia e Regno Unito. E non vanno dimenticate le altre potenze non dichiarate − India, Pakistan, Israele e Corea del Nord − capaci di approntare strategie non convenzionali nei rispettivi teatri regionali.

Il missile da crociera B61-12

Uno dei nuovi gioielli dell’arsenale statunitense è il missile da crociera B61-12. Sostituirà quattro diversi tipi di bombe riducendo il numero delle testate complessive. Questo è un bene perché l’America ne possiede un numero altissimo, ben sette mila. Ma il rovescio della medaglia sta nell’effetto psicologico che scatena sull’avversario. La B61-12 è una bomba ad altissima precisione e a potenziale variabile, perché può essere armata sia con una testata nucleare sia con una convenzionale. Come fa notare William Perry ex ministro della Difesa nell’amministrazione Clinton: «Il nemico tende a immaginare il peggio e a un attacco convenzionale potrebbe rispondere con le atomiche».  Soprattutto se a lanciare questo missile sarà un nuovo B21 equipaggiato con tecnologia stealth. Una tecnologia che rende impercettibile al nemico la presenza del bombardiere. A completare il quadro del futuro arsenale statunitense, la sostituzione di 14 sommergibili della classe Ohio, anch’essi capaci di lanciare missili da crociera, e l’implementazione di sistemi spaziali di allerta avanzata.

Il missile intercontinentale russo Yars

La Russia non vuole perdere terreno in questa gara al riarmo. Per un motivo fondamentale: la parità strategica con gli Stati Uniti compenserebbe il declino economico. Sono quindi nati progetti per lo sviluppo di sistemi duali già in fase avanzata. Bombe che possono essere caricate sia in modo nucleare che convenzionale, proprio come la B61-12 americana. Ma c’è dell’altro: i nuovi missili intercontinentali SS-27-2 o Yars possono portare fino a 4 testate Mir; sono inoltre in grado di rientrare separatamente nell’atmosfera e puntare a obiettivi diversi. In corso di progettazione anche gli SS-30 Smart, i cosiddetti “figli di satana”, capaci di trasportare fino a dieci testate. Tutti sistemi che violano i limiti del New Start. Trattato del 2010 fra Russia e Usa che proibisce proprio questo tipo di armi.

Testate nordcoreane

Anche la Cina sta investendo enormi capitali per dotare il suo arsenale di testate multiple a propulsione solida. Si tratta di sistemi iperveloci in grado di rientrare dallo spazio a velocità supersonica. In ballo non c’è solo il confronto tecnologico con gli Stati Uniti ma anche quello con i suoi vicini: Russia, India e Corea del Nord.

Per quanto riguarda l’Europa occidentale, le due potenze nucleari sono la Francia e il “Regno Unito”. La prima prevede di modernizzare i missili intercontinentali a gittata media e di sostituire la portaerei Charles De Gaulle. Le seconda ha invece annunciato la costruzione di quattro nuovi sottomarini per la “modica” cifra di 46 miliardi di euro.

La Francia vuole sostituire la portaerei Charles De Gaulle con una più moderna

A destare preoccupazioni è il quadro geopolitico: Nel Sud-Est Pacifico la Corea del Nord continua i suoi esperimenti atomici; la politica espansionistica della Russia di Putin, che nel 2014 si è annessa la Crimea, preoccupa non poco la NATO; nel Medio Oriente l’Iran, a seconda del futuro scenario politico, potrebbe anch’essa entrare a far parte del club dell’atomica. E non è detto che altri Stati, come Germania, Giappone e Arabia Saudita, non facciano altrettanto.

Il fungo atomico

Il vero problema è che ogni mossa del vicino è vista come una potenziale minaccia. E gli attori coinvolti cercano di dare una risposta militare a un problema che invece è metafisico e spirituale. Così come l’uso della ragione − ci ricorda Moravia − è un fatto spirituale. Perché comporta una revisione interiore che mostra la guerra nucleare per ciò che è: un sinonimo della morte, ovvero l’annichilimento della specie umana.  «Ora della morte non ci si occupa. È la vita che ci interessa».