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“Like a bad movie”: la campagna di pubblicitari ed editori europei contro il regolamento ePrivacy UE

 

Entrerà in vigore a maggio del 2018 ma ha già scatenato le reazioni negative delle principali associazioni di pubblicitari ed editori europei. Si tratta del regolamento ePrivacy. Il provvedimento che l’Unione Europea ha pensato per garantire un maggior rispetto della privacy dei cittadini europei che navigano la rete.

Con la campagna “Like a bad movie”  pubblicitari ed editori di tv, radio e carta stampata mettono in guardia sui contraccolpi negativi che norme troppo restrittive per la tutela della privacy potranno avere sull’offerta di contenuti e servizi web.

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“like a ba movie”. La campagna di pubblicitari e produttori europei contro il regolamento ePrivacy

 

La campagna contro il regolamento ePrivacy: #likeabadmovie

Il titolo completo è “The ePrivacy  regulations is Like a bad movie, but we can still change the ending” (il regolamento ePrivacy è come un brutto film , ma noi possiamo cambiare il finale). Il messaggio, lanciato agli europei nella campagna #likeabadmovie (www.likeabadmovie.eu), nasce  dall’iniziativa di una decina di associazioni di categoria tra le quali lo IAB (Interactive Adverting Bureau), la WFA (World Federation of Advertisers) e le principali associazioni di editori stampa, tv radio e web di tutta Europa (EPC, EGTA, EMMA, EMPA). Obiettivo da raggiungere? Dimostrare che la volontà della Commissione europea di aumentare la sicurezza del mercato unico digitale causerà, se non s’interverrà con correttivi, effetti negativi sulla sui consumatori europei.

Meno pubblicità profilata, più servizi e contenuti a pagamento

La diminuzione degli introiti derivanti da pubblicità, conseguenza delle limitazioni previste dal regolamento nell’utilizzo dei cosiddetti metadati, causerebbe un calo dell’offerta di app, contenuti e servizi web. Un problema soprattutto per i produttori indipendenti che non riuscirebbero più a sostenere il loro modello di business.

content e service provider operanti in Europa sarebbero quindi costretti a far pagare il costo dell’offerta direttamente ai consumatori finali non potendo più fare affidamento sulle inserzioni.

Navigare il web diventerà complicatissimo

Senza contare che un’attuazione rigorosa delle indicazioni previste da ePrivacy renderebbe, secondo editori e pubblicitari, la navigazione del web più complicata. Con continue richieste di adesioni all’utilizzo dei dati personali e la moltiplicazione di pop-up simili a quelli che già vediamo oggi sui siti internet da quando è in vigore la cosiddetta cookie law.

Tutti questi temi vengono snocciolati, uno ad uno, da singoli video spot dal tono incalzante e abbastanza inquietante.

L’importanza dei metadati

Sembra quindi che l’ePrivacy abbia scatenato una guerra tra l’industria del web e le autorità di controllo europeo. L’oggetto della contesa riguarda l’utilizzo dei cosiddetti metadati. Le informazioni che i siti web o le app registrano rispetto alle pagine che navighiamo, al luogo in cui ci troviamo e a tutte quelle azioni che consentono di definire i nostri profili di utilizzo della rete e dei social network.

Per il legislatore europeo i service provider, gestori di siti web e social network, non potranno più immagazzinare e catalogare i metadati, all’insaputa dell’utenza, ed utilizzarli per l’invio di pubblicità profilata. Né tantomeno rivendere, senza autorizzazione esplicita degli internauti, i dati sensibili a società specializzate in programmatic, la pubblicità intelligente basata sui gusti del cliente.

Il vincolo, altro elemento cruciale del provvedimento, sarà legato al principio di territorialità dell’utente. Quindi non basterà avere la sede dei propri server in un paese extracomunitario per aggirare la legge.

Una storia già vista in Italia

La querelle tra le lobby del web e Bruxelles ricorda le contrapposizioni nate nel ’95 in Italia in occasione del Referendum contro le interruzioni pubblicitarie nella televisione in chiaro. Allora gli italiani si espressero contro la proposta avanzata da esponenti dei Democratici di Sinistra, di impedire l’interruzione con spot pubblicitari di trasmissioni oltre i 45 minuti.

I temi che prevalsero furono quelli, riproposti anche nella campagna #likeabadmovie, che a perderne sarebbe stata soprattutto la liberà di informazione e di scelta dei consumatori.

Chissà se anche per il web tali argomentazioni permetteranno ai produttori di spuntarla sulle esigenze di controllo degli enti regolatori.