Minori non accompagnati, quei «figli di nessuno» di cui l’Europa non si occupa

 

14542605044223Aveva i piedi zuppi, le scarpe da ginnastica allacciate attorno al collo e solo i calzini a proteggerlo dalle abrasioni dell’asfalto. Ma il dolore ai piedi era l’ultimo dei suoi problemi. A 13 anni Alì è già sfuggito alla morte riuscendo a raggiungere indenne Lesbo, l’isola greca del mar Egeo distante solo pochi chilometri dalle coste della Turchia.

Il punto più delicato del viaggio verso l’Europa. Un viaggio, quello verso l’Europa del Nord, ancora lungo e tutt’altro che privo di pericoli. Soprattutto per tutti quei bambini che come Alì si mettono in marcia senza un adulto che li guidi e che li protegga. I volontari delle associazioni umanitarie hanno raccontato di averne visti a centinaia: smarriti come piccoli fantasmi, alla ricerca di uno sguardo di uno sconosciuto che li conforti e che gli indichi la via per raggiungere la terra promessa: quella dove iniziare a vivere.

Quello di Alì non è un caso isolato. I “minori non accompagnati” rappresentano una fetta consistente del flusso migratorio proveniente daaylan_kurdi__marian_kamenskyi paesi in guerra. Secondo le ultime stime dell’Organizzazione per l’Immigrazione (IOM), che è la principale organizzazione intergovernativa in ambito migratorio, circa un milione di migranti hanno raggiunto l’Europa nell’ultimo anno. Di questi secondo “Save The Children”, la più importante organizzazione internazionale che si occupa di salvare i bambini in difficoltà, circa un migrante su quattro (il 26 percento) è un minore. Un numero che coincide più o meno con gli abitanti della città di Carbonia, a sud ovest della Sardegna.

Di questi 26 mila bambini «non tutti sono “minori non accompagnati”, ma abbiamo le prove che molti di questi lo siano» ha dichiarato l’alto funzionario dell’Europol Brian Donald. “Save the Children” si è spinta oltre e ha stimato in 12.300 i “minori non accompagnati” giunti in Italia. I “minori non accompagnati” rappresentano il lato più delicato dell’immigrazione, vista la loro fragilità e l’incapacità a difendersi dai pericoli.

Secondo l’Europol, l’agenzia per la sicurezza europea, circa 10 mila “minori non accompagnati” giunti in Europa nell’anno che si è da poco concluso sono scomparsi nel nulla. Una cifra che per stessa ammissione dell’Europol, è da ritenersi indicativa e rivista al ribasso.

Donald ha dichiarato che la metà di questi bambini sono scomparsi in Italia, che dopo la Grecia è il secondo paese dove per primo approdano i migranti: nel 2015, quindi l’anno appena concluso, 150 mila i migranti arrivati in Italia, mentre sono più di 850 mila quelli arrivati in Grecia.

_85609445_85609444Donald sospetta che molti bambini siano finiti nella sofisticata rete criminale pan-europea che fa affari con la tratta di schiavi sessuali e di organi. Molti bambini sarebbero finiti anche nella rete dello spaccio di stupefacenti: è la storia di Khaled, che a 14 anni deve vendere droga per comprarsi da mangiare.

Tra le associazioni criminali che si sono interessate alle sorti di questi “figli di nessuno” ci sarebbero anche la “Mafia”, “Cosa Nostra” e la “Ndragheta”, tre delle più temibili organizzazioni criminali del mondo. Secondo Donald, infine, in Germania e Ungheria ci sono carceri dove la quasi totalità dei detenuti è incriminata per reati legati in qualche modo ai traffici illeciti dei migranti.

2479Spesso di questi bambini, che generalmente hanno tra gli 11 e i 14 anni, non si ha più traccia. «Non sappiamo dove sono, non abbiamo la possibilità di impedire che scappino. Non possiamo stare con loro giorno e notte» ha raccontato Agneta Sjölund, un funzionario del comune di Trollerberg. Trollerberg è la cittadina all’estremo sud della Svezia dove lo scorso ottobre sono scomparsi circa mille dei 1900 bambini ospiti in una struttura di accoglienza momentanea per bambini rifugiati.

Tra le ipotesi c’è che i bambini siano scappati per raggiungere familiari in altri paesi. Anche se non si esclude che nel frattempo possano essere finiti in circuiti criminali. Secondo la Commissione per l’immigrazione svedese (Migrationsverket) la Svezia ha ospitato nel 2015 circa 12 mila “minori non accompagnati”. Un numero molto più alto a quello dell’anno precedente (il 2014). Il suo portavoce Terje Torvik ha raccontato che nel 2014 ha visto arrivare in Svezia circa 300 bambini al mese.

Ma il numero è drammaticamente salito l’anno successivo, quando 300 erano i “minori non accompagnati” giunti ogni settimana. La Svezia è considerata dall’opinione pubblica internazionale uno dei paesi più ospitali d’Europa, anche per via del generoso welfare di cui dispone.

La tutela dei “minori accompagnati” è prevista dalla “Convenzione di New York sui diritti del fanciullo” varata dall’Onu nel 1989. La Convenzione, a cui aderiscono 194 stati, obbliga a non discriminare i minori per nessun motivo e a legiferare «nel superiore interesse del bambino» e nel rispetto del diritto alla vita. Secondo la Convenzione quando uno stato prende una decisione sul futuro dei minori è necessario che tenga conto del suo volere, che deve esser protetto da ogni atto lesivo alla sua dignità e alla sua sicurezza. Senza fare nessuna distinzione tra bambini provenienti da paesi in guerra o semplicemente da paesi poveri.2013_holiday_card

Una delle situazioni più critiche in Europa si trova a Calais, a nord della Francia. Calais è nota tra le altre cose per essere l’estremo francese del tunnel della Manica, quello che collega la Gran Bretagna all’Europa continentale. A Calais migliaia di profughi si sono sistemati in tende di fortuna, in condizioni squallide, in attesa di poter raggiungere il Regno Unito. La metà di loro, circa 3 mila profughi, hanno dichiarato di avere una famiglia che li attende in Gran Bretagna con cui desiderano ricongiungersi.

Tra questi ci sarebbero almeno 200 “minori non accompagnati”. Bambini che vivono in situazione di estremo disagio, senza cibo né acqua pulita. «Hanno freddo. Il loro viso è grigio. Molti hanno gli occhi rossi e scavati» ha raccontato al “Guardian” un’attivista del campo.

Tutti questi bambini sono in attesa che la “Home Office”, l’ufficio per l’immigrazione della Gran Bretagna, accetti la loro domanda di accoglienza. Tra questi c’era Masud, 15 anni, scappato dalla guerra in Afganistan. Prima di raggiungere Calais Masud aveva fatto tappa in Svezia, ma poi ha intrapreso una nuova marcia verso la Gran Bretagna per poter riabbracciare sua sorella. Masud aveva perso la speranza che la burocrazia inglese si occupasse del suo caso, ed è morto mentre cercava di salire di soppiatto su un camion in transito verso la Gran Bretagna. Per il “Guardian” quella di Masud è una delle più grandi tragedie avvenute in Francia nel 2015. Nella “giungla”, così viene chiamata dai media inglesi il campo profughi di Calais, in molti temono che la tragedia di Masud possa ripetersi.

Il Comitato che vigila sull’esatta interpretazione e applicazione della “Convenzione dei diritti del fanciullo di New York” ha espresso perplessità su tutti quei bambini come Masud sono sono stipati in campi di fortuna vicino alle frontiere in attesa del permesso di soggiorno. Ogni commento del Comitato non è vincolante per gli stati. Lo sono però i principi che la “Convenzione di New York” esprime: e tra questi c’è anche l’obbligo dello stato di proteggere i minori e di favorire in ogni modo l’eventuale ricongiungimento con i familiari.

bambini-feliciI Principi della “Convenzione di New York” ispirano anche la “Carta Europea del diritto del fanciullo” (1992) e la “Convenzione Europea del diritto del fanciullo” (1996). Le due carte che hanno preceduto le tre versioni della “Convenzione di Dublino” (2013), che è il trattato che attualmente regola le leggi sui migranti in Europa. Anche quest’ultimo esplicita come i “minori non accompagnati” abbiano il diritto di ricongiungersi ai propri cari residenti in un paese europeo.

Va specificato però che ogni singolo paese legifera e regola in modo differente e autonomo il tema della migrazione, senza però poter divergere dai principi delle convenzioni, dei trattati e delle carte internazionali. Negli ultimi anni, nonostante i numerosi dibattiti, sia l’Unione Europea che i singoli stati membri non sono stati all’altezza di gestire quella che è stata definita «la più grande ondata migratoria dal secondo dopoguerra ad oggi».

Katya Adler, giornalista della tv di stato britannica (Bbc) ha riportato una serie di violazioni dei diritti dei “minori accompagnati” avvenute nel nostro paese. Nel suo articolo la Adler ha citato il caso del centro di accoglienza per minori di Giarre, nel catanese, recentemente chiuso ma che per lungo tempo ha ospitato minori rifugiati in scarse condizioni di sicurezza e di igiene. Secondo la giornalista della “Bbc” alcuni dei centri presenti in Sicilia sono legati in qualche modo alla Mafia. Un connubio che sembrerebbe diffuso anche altrove, se si considera quanto emerso dalle intercettazioni dell’inchiesta della magistratura su “Mafia Capitale”, l’organizzazione criminale che avrebbe pilotato appalti per lucrare sulla gestione del traffico dei migranti. «Questi consiglieri devono stare ai nostri ordini» recita un’intercettazione dell’agosto del 2014. Fino a questo momento sono stati oltre 40 gli arresti tra esponenti politici e non.

cnnLo scorso giugno l’americana “Cnn” ha diffuso il reportage “A Roma i bambini sono costretti a prostituirsi”. Nel documentario alcuni bambini raccontano di esser costretti a vendere droga alla stazione Termini, una delle più affollate della Capitale. Spesso per ripagare il debito del viaggio. Lo sfruttamento minorile, di fatto, è favorito dall’applicazione delle leggi italiane, che durante il giorno permettono la libera uscita dei “minori non accompagnati” senza nessun tutore a seguito.

Molti bambini approfittano di questa libertà per scappare verso altri paesi, altri invece finiscono nella rete criminale, attratti da facili guadagni. «Quando abbiamo deciso di venire in Europa abbiamo pensato che saremmo andati a scuola, avremmo avuto un posto sicuro dove dormire. Ma non è così. Qualcuno di noi lavora per una miseria in qualche negozio. Altri vendono droga, altri sé stessi» ha raccontato un minore alla “Bbc”.

Nel 2014 Sandra Zampa (PD), vicepresidente della Commissione per l’Infanzia della Camera dei Deputati, ha proposto una legge ad hoc per i “minori non accompagnati”. La legge, per esempio, prevede un tutore per ogni minore, che si sostituisca ai sindaci, in linea con quanto prevederebbero i trattati internazionali. Ma la legge è stata bloccata dalla Commissione Bilancio, quella che ha il compito di valutare l’impatto degli effetti di un provvedimento sui conti dello stato. La normativa italiana sulla tutela dei “minori non accompagnati” è molto frastagliata e a detta di molti necessita un’accurata revisione e implementazione per impedire dei vuoti interpretativi. La legge Turco-Napolitano (1998) garantisce al “minore non accompagnato” di non essere espulso. Ogni minore trovato sul territorio italiano in base alla legge (la 184 del 1983) deve essere segnalato al Tribunale per i minori e non può essere in nessun caso respinto senza che venga ascoltato il suo parere.

Nel 2011 e nel 2012, il quarto governo di Silvio Berlusconi e quello successivo a guida di Mario Monti, il governo italiano ha chiarito le modalità con cui devono essere gestiti i “minori non accompagnati”. Nel dettaglio con le due circolari è stato disposto che i “minori non accompagnati” dopo le dovute segnalazioni e dopo tutte le procedure necessarie per l’identificazione siano sistemati in “strutture ponte”, in attesa di una sistemazione definitiva che li ospiti fino al compimento del 18esimo anno di età. 276545-800x540_0Nel frattempo, come ogni minore italiano, dovrebbero poter studiare. Due leggi (del 2001 e del 2002) stabiliscono che il “Comitato per i minori stranieri” raggiunta la maggiore età decida o per il rimpatrio o per la concessione del permesso di soggiorno, in base a dei criteri che secondo i migliori giuristi non sono stati ben definiti dalla legge italiana.

In particolare, secondo gli esperti, a parte il ricongiungimento con un familiare residente in un altro paese, l’Italia non ha ancora stabilito quali siano i criteri da seguire per scegliere il rimpatrio o in alternativa come perseguire il «migliore interesse del bambino» nel nostro paese. In molti ritengono che il Comitato non sia idoneo a predere la migliore scelta per il minore perchè essendo un’amministrazione pubblica deve tener conto di alcuni interessi (tra cui i buoni rapporti con gli altri stati) che non sempre coincidono con quelli del ragazzo. Un’altra contraddizione contenuta nella legislazione italiana è quella che impedisce di fatto ad un minore di lavorare se in possesso di un permesso di soggiorno concesso per minore età (legge 394 del 1999). Ma alcuni tribunali amministrativi regionali italiani (Tar) hanno ritenuto errata questa interpretazione della legge, voluta dal governo di Giuliano Amato nel 2000, durante la tredicesima legislatura. In particolare i Tar del Piemonte, della Toscana e dell’Emilia Romagna hanno ritenuto questa lettura discriminatoria e non in linea con il «superiore interesse del minore».

Nei limiti della legge un minore straniero deve poter lavorare esattamente come i suoi pari età italiani. Inoltre, alcuni sottolineano come questa lettura azzoppi la possibilità di creare progetti formativi a lungo termine e adatti alla formazione e all’integrazione del futuro cittadino. Progetti che in alcuni casi sono ritenuti dalla legge (la 189 del 2002) propedeutici alla concessione del successivo permesso di soggiorno (quello per maggiorenni).

La condizione dei “minori non accompagnati” è forse una delle più grandi piaghe che sta affliggendo l’Europa in questo periodo. Una crisi nella crisi di cui l’Unione Europea e ciascuno stato membro ha il dovere di porre rimedio nel più breve tempo possibile: attraverso il monitoraggio capillare di ogni singolo caso dei minori, attraverso il finanziamento e il potenziamento delle strutture previste dalle leggi e attraverso riforme che raggruppino ed elimino le leggi in contrasto tra di loro che non ne permettono una omogenea interpretazione. Avendo, infine, il buon senso di impedire che un tema così delicato diventi croce o delizia di un gruppo politico o di un altro. Siano essi partecipi in un confronto politico in Italia, in Germania, in Danimarca o in qualsiasi altra istituzione europea.