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Nao, il robot amico dei bambini diabetici

 

In Olanda i bambini lo chiamano Charlie, in Italia invece Nao. Lui risponde educatamente salutando per nome i suoi piccoli amici. Poi, parla, gioca, cammina e addirittura balla con loro. Ma soprattutto esprime sentimenti, una dote molto apprezzata dal mondo dell’infanzia che è tanto bisognosa di cure. Il desiderio più grande di Nao è infatti quello di aiutare i bambini affetti dal diabete di tipo 1, una malattia che non si può curare ma si può gestire. Eppure Nao non è un dottore tanto meno un essere umano. È un robot interattivo nato dal progetto PAL (Personal Assistant for healthy lifestyle), iniziato nel 2015 e finanziato dall’Unione Europea per 4,5 milioni di euro. Con ancora due anni di sperimentazioni, il progetto mira a perfezionare un sistema che supporta tutte le parti coinvolte nella gestione della malattia: bambini genitori e assistenti.

Le forze messe in campo per raggiungere lo scopo sono notevoli: tre ospedali (Gelderse Vallei, San Raffaele e Meander), due università (Imperial College of London e Delft University of Technology), due istituti di ricerca privati (TNO e Deutches Forschungszentrum für künstlische Intelligenze), due aziende specializzate in nuove tecnologie (Mixel e Produxi), più tre associazioni per la lotta al diabete (International Diabetes Federation Europe, Sostegno 70 e Diabetesvereniging Nederland). Sono stati coinvolti ricercatori di vari Paesi europei: italiani, inglesi, olandesi e tedeschi, tutti impegnati a dare un contributo con incontri e sperimentazioni. In Italia la sperimentazione è in corso al San Raffaele. Ma perché impegnare tante risorse per combattere una malattia che non supera il 10% di tutti i casi di diabete diagnosticati e soprattutto perché chiamare in causa un robot?

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Nao a spasso con un bambino

Ogni anno nel mondo 80 mila bambini si ammalano di diabete di tipo 1. La comunità scientifica stima che fra il 2005 e il 2020 la percentuale di bambini colpiti da questa malattia aumenterà addirittura del 70%. Solo nel nostro Paese sono 25 mila i bambini a soffrire di diabete di tipo 1, una cifra che cresce ogni anno del 3% e che interessa soprattutto i bambini fino ai quattro anni.

Col diabete di tipo 1 il pancreas non è più in grado di produrre l’insulina, un ormone indispensabile sia a mantenere il normale livello di glicemia sia a far entrare il glucosio nelle cellule. È così che viene prodotta l’energia nel corpo umano. Il glucosio è il principale tipo di zucchero presente nel nostro organismo. Senza l’insulina rimane nel sangue causando l’hyperglicemia, ovvero l’aumento della concentrazione dello zucchero nel flusso sanguigno con conseguenze negative per la salute.

Per controllare la malattia sono necessarie assunzioni regolari di insulina tramite iniezioni e micro infusioni. Ogni 24 ore occorrono tre o anche quattro iniezioni più 6 punture per il controllo del livello glicemico. Una routine non semplice da seguire per dei bambini. E non sempre sono sufficienti genitori e assistenti. Ecco perché si è pensato a un robot.

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Nao rende divertenti i check up

Nao è un robot ideato per bambini dai 7 ai 14 anni. Esprime sentimenti ma sa anche interpretarli, grazie a una serie di domande pensate ad hoc. I bambini ci giocano assieme e ne sono felici. Si fanno anche i selfie con lui, così possono dimostrare ai loro coetani che il diabete per loro non è solo un peso. Un clima di questo tipo li sprona a tornare a fare i check up volentieri e li motiva a seguire un rigido regime diabetico che si apprende meglio con il gioco.

Oltre al robot, è stato creato anche il suo avatar presente nelle applicazioni per tablet e smartphone. Tramite giochi elettronici e quiz su app i bambini imparano a scegliere il cibo, a contare i carboidrati e a tenere traccia dei medicinali. A volte è il robot a essere interrogato e loro controllano le risposte. Un sistema che piace e diverte molto più dei libri.

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Nao aiuta i bambini a gestire la malattia con giochi interattivi

I giochi servono a spiegare ai bambini come comportarsi. Perché anche attività apparentemente innocue possono nascondere delle insidie. Ad esempio, andare a una festa o a un fast food, giocare o fare sport. Perfino le emozioni possono far salire o scendere i livelli di zucchero nel sangue. E la più piccola negligenza nella gestione della malattia può causare sudorazioni, disturbi del comportamento o addirittura il coma.

Il robot non fa consulenza medico legale; al contrario viene programmato da un medico in base alle esigenze dei bambini e così li aiuta a comprendere i sintomi della malattia.

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Nao, il robot amico dei bambini che soffrono di diabete di tipo 1

Le cause del diabete di tipo 1 sono ignote e non è ancora stato inventato un pancreas artificiale. Bisogna quindi convivere con la malattia e imparare a gestirla. Per questo motivo è importante riconoscere i sintomi: urinazione frequente, aumento della sete e della fame, perdita di peso e stanchezza. Se i sintomi non vengono riconosciuti tempestivamente perché confusi ad esempio con l’influenza possono dar seguito a dolori di stomaco, nausea, vomito, alito che sa di zucchero, problemi di respirazione e perdita di conoscenza.

Inoltre, se non curato bene il diabete di tipo 1 può provocare malattie al cuore, ictus, perdita della vista, ulcere ai piedi, danni ai reni e come già detto perfino il coma. Complicazioni che forse non si manifestano in gioventù ma che probabilmente si presenteranno in età adulta. E che possono aumentare anche a causa di una bassa concentrazione di zucchero nel sangue, l’hipoglicemia, causata invece da un trattamento eccessivo.

Un altro problema connesso al diabete di tipo1 sono i costi economici. Si stima che le spese quotidiane per i bambini affetti da diabete negli Stati Uniti ammontano a 746 milioni di dollari per le cure mediche e a 1208 milioni di dollari per perdite di reddito. Ci sono poi costi extra che incidono sulla qualità della vita familiare. Ad esempio, i genitori per prendersi cura dei piccoli convivono con alti livelli di stress, si assentano dal lavoro e cambiano lavoro.

Ecco perché il progetto PAL cerca di coinvolgere il più alto numero possibile di bambini. Per ridurre sia i rischi presenti che gravano sulle famiglie sia quelli futuri che invece possono gravare sulla società.