Qualità della vita in Italia: vivere e esistere

 

Vivere bene è un aspetto che, soprattutto negli ultimi anni, interessa molto i cittadini italiani. Questa ricerca riguarda sia il cibo, quindi spesso la selezione di prodotti biologici, di carni scelte, di biscotti senza olio di palma, sia la vita all’aria aperta, prediligere abitazioni in campagna o, se in città, magari vicino ad un parco. Molti inoltre, avendone le possibilità, scelgono di recarsi all’università o al lavoro in bicicletta, sia per mantenersi in linea e in salute che per evitare il traffico e lo smog. Da qui e da altri aspetti nasce la voglia di preoccuparsi della vivibilità delle città italiane.

dav Una ricerca in questo senso è condotta ogni anno dal 1990 dal Sole 24 Ore, che nel mese di dicembre pubblica i risultati delle indagini condotte su più di 100 territori italiani.

Vari sono gli indicatori presi in esame, come:
- Il tenore di vita (calcolato su fattori come il valore medio delle pensioni, i consumi per famiglia o il costo delle case al metro quadro);
- Gli affari e il lavoro (il numero di imprese registrate ogni cento abitanti, il tasso di occupazione e quello di imprenditorialità giovanile);
- I servizi (la disponibilità dei posti negli asili, l’indice di Legambiente, quello di smaltimento delle cause civili, la copertura della banda ultra larga e il tasso di emigrazione ospedaliera);
- La popolazione (la densità per chilometro quadrato, il saldo migratorio, le separazioni ogni 10mila coppie sposate, numero medio di anni di studio degli abitanti);
- L’ordine pubblico (percentuale di furti in casa, rapine, estorsioni e truffe);
- Il tempo libero (il numero di biglietti staccati in cinema e teatri, presenza di turisti stranieri, numero di librerie, cinema, bar e ristoranti ogni 100mila abitanti).

Nell’attuale periodo storico, in cui una ripresa economica debole si accompagna alla staticità nella qualità della vita dei cittadini, l’informazione sistematica può contribuire a stimolare il dibattito e a individuare politiche più efficaci. Di qui l’utilità di uno strumento di monitoraggio; l’indagine presenta quindi ai lettori uno studio statistico sulla Qualità della vita e consente di coglierne i numerosi aspetti sul territorio delle province italiane.

Il concetto di Qualità della vita trae la sua origine e diventa centrale soprattutto in società che non sono afflitte da problemi di sopravvivenza, come fame, siccità, guerra, malattie infettive e infantili particolarmente diffuse. Ovviamente, infatti, dove la vita stessa è in pericolo, il problema della sua qualità non si pone. È quindi solo nelle società industriali, e soprattutto in quelle avanzate, che si discute sul livello di Qualità della vita.

index
Oltre a quanto si vive però è fondamentale in questa analisi prendere in considerazione come si vive. La vita in Italia è ancora bella? Secondo gli ultimi dati, sicuramente è lunga.

Chi nasce in Italia ha il privilegio di godere di un’esistenza tra le più durature al mondo: mediamente 81 anni, la prospettiva migliore considerando 53 Paesi (includendo nazioni come la Russia e la Turchia).

Sono i dati rilasciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che premiano l’Italia da molti punti di vista. Nella classifica di aspettativa di vita alla nascita, lo stivale è terzo a pari merito con l’Islanda, preceduto di poco da Svizzera e Israele; e addirittura è penultimo se si considera la mortalità, a pochi punti dagli elvetici come diversità delle cause di morte (un parametro che indica un’ottima capacità di prevenzione a livello nazionale).

Non solo: i quindicenni italiani sono abbastanza moderati nell’abuso di alcool e, in generale, la popolazione non rientra tra i più grandi fumatori, se si considera il quadro complessivo.

Non sono però dati idilliaci perché, oltre ad esistere a lungo, bisognerebbe vivere bene (Qualità della vita) e gettare le basi per un futuro radioso anche per le prossime generazioni.