Referendum costituzionale: votare si o no? Votare informati.

 

referednumApprovare o meno la cosiddetta riforma Renzi-Boschi? La parola agli italiani che il 4 dicembre sono chiamati a partecipare al referendum più atteso dell’anno. Si tratta in particolare di un referendum costituzionale, il cui quesito recita: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?».

L’approvazione definitiva del testo è avvenuta il 12 aprile, quando la Camera ha dato il suo consenso con 361 voti favorevoli. Lo scontro ideologico coinvolge tutti gli schieramenti politici. A sostenere le ragioni del sì in prima fila c’è ovviamente il premier Renzi, appoggiato dall’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che, a riguardo, si è esposto molto chiaramente affermando  che “le due debolezze fatali della storia repubblicana sono stati la minorità dell’esecutivo e il bicameralismo perfetto”.

Forte polemica anche rispetto al dopo: Renzi, durante la conferenza stampa di fine anno 2015, aveva infatti affermato che se avesse vinto il No, non solo si sarebbe dimesso da Premier, ma avrebbe anche terminato così la sua attività politica. Smentito da se stesso il 12 agosto di quest’anno, alla Versiliana afferma che si voterà nel 2018 comunque vada il referendum costituzionale, esortando i media e i cittadini a concentrarsi sul quesito e sulle ragioni delle due parti. il premier Matteo Renzi apre la campagna per il SI al Referendum sulla riforma costituzionale al teatro sociale di Bergamo

Ma entrando nel dettaglio, le ragioni del sì comprendono i seguenti punti: fine del bicameralismo così da superare il lento rimpallo tra Camera e Senato, con notevole risparmio di tempo; diminuzione del numero dei parlamentari e abolizione del Cnel con conseguente risparmio economico; introduzione del referendum propositivo e modifiche sul quorum referendario che aumentano la garanzia di democrazia.; il Senato diventerà una camera di compensazione tra governo centrale e poteri locali, in modo da diminuire i casi di contenzioso tra Stato e Regioni.

Contemporaneamente si è formato lo schieramento del No, che vede in prima fila il Movimento 5 stelle e che ha ricompattato il centro destra. Si sono poi formati 450 comitati locali, le cui ragioni sono riportate anche sul sito ufficiale. Il gruppo degli oppositori della riforma sostiene che non ci sarebbe nessuna referendum-2-2semplificazione a seguito della vittoria del Sì e che anzi si moltiplicherebbero fino a dieci i procedimenti legislativi, aumentando la confusione; si creerebbe inoltre un conflitto di competenza tra Stato e regioni, estendendo anche agli amministratori locali l’immunità parlamentare: non si tratterebbe dunque di una riforma innovativa, ma anzi conserverebbe e rafforzerebbe il potere centrale.

Polemica dell’ultima ora invece quella sull’opportunità di rinviare o meno il referendum a causa del devastante terremoto del Centro Italia. Sarebbe stato l’ex parlamentare dem Pierluigi Castagnetti a lanciare la proposta con l’appoggio del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il presidente del Consiglio ha però subito posto il veto a questa possibilità.