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Un algoritmo contro l’alzheimer

 

Un’intelligenza artificiale per combattere l’alzheimer, prima ancora che la malattia si manifesti in tutta la sua drammaticità e ci porti via i ricordi. Questa possibilità di diagnosi è stata suggerita a settembre da una ricercatrice di 29 anni, Marianna La Rocca, laureata in fisica e dottoranda all’Università di Bari. Il suo studio, in attesa di pubblicazione, più che combattere il male mira a prevenirlo rilevandone i sintomi con dieci anni di anticipo.

Alla base della proposta avanzata dalla ricercatrice sta la consapevolezza che l’alzheimer oggi è incurabile. E quindi intercettare subito i segnali che annunciano il declino cognitivo del paziente diventa fondamentale, al fine di prescrivergli o uno stile di vita più sano o farmaci da assumere tempestivamente.

Il programma di ricerca, iniziato già nel 2007 e coordinato dal professore ordinario al Dipartimento di Fisica  dell’Università di Bari, Roberto Bellotti, si è avvalso del prezioso contributo, oltre che de La Rocca, anche di due suoi colleghi, Nicola Amoroso e Alfonso Monaco.

L’equipe, analizzando le risonanze magnetiche al cervello su 67 persone, 38 malate di Alzheimer e 29 sane, è riuscita a ricavare un algoritmo capace di distinguere i due gruppi di individui. La formula matematica è stata poi somministrata ad una learning machine (macchina capace di imparare) che ha così imparato  a discernere i soggetti sani da quelli malati.

Il secondo passo per la costruzione dell’intelligenza artificiale è consistito in una ulteriori analisi delle risonanze magnetiche. Sono stati studiati infatti altri 148 casi fra persone sane, malate di Alzheimer o con lieve declino cognitivo. La macchina ancora una volta è riuscita a distinguere le categorie dei soggetti con un’efficacia superiore all’80%.

Questo nuovo sistema di cura, pur essendo promettente, deve però ancora essere perfezionato. Per riuscirci La Rocca – che tra l’altro ha una nonna sofferente di Alzheimer – si augura di poter studiare i dati di altri centri italiani. Dati che a Bari potrebbero dare risposte importanti, perché l’ateneo dispone di un centro di calcolo scientifico tra i più importanti d’Italia.

Quella dell’intelligenza artificiale è dunque una strada da percorrere senza indugi,  visto che l’alzheimer in Italia colpisce già il 4% della popolazione sopra i 65 anni. Un’età precoce se si considera che il male in passato colpiva soprattutto gli ottantenni. E dunque se la prevenzione risultasse davvero efficace avrebbe almeno due effetti positivi: aiuterebbe i soggetti critici a non ammalarsi e abbatterebbe i costi che l’insorgere della malattia inevitabilmente impone al sistema sanitario.